Il convegno abbia inizio

Primo giorno di lavoro. Come tanti altri, ad eccezione che sono in mezzo a persone di lingua e origini diverse e soprattutto che lavoro con mio fratello. E la cosa strana e' che mi trovo bene. In realtà fare foto di documentazione per un convegno non richiede di capire quello che viene detto. Basta muoversi con delicatezza senza disturbare troppo e cercare di riprendere tutti evitando occhi chiusi e smorfie varie. Con alcuni e' di una facilità disarmante, perché sono posati e hanno una mimica facciale e corporea limitata o controllata. Con altri e' difficilissimo. Anche mio fratello e' impegnativo: gesticola molto e usa in modo edpressivo il volto. C'e' un'altro ricercatore che e' molto iperattivo ed espressivo, dunque difficile  fotografare. 
C'e' un'altra cosa di cui sono poco abituato: fotografare persone dalla carnagione scura. Messicani e neri: l'incarnato o viene confuso e buio o sovraesposto e slavato.  
Detto questo i convegni sono uguali d'apoertutto. Mi alieno e uso la macchina fotografica un po' per necessità e un po' per mia personale copertina di Linus.
L'argomento sono le relative libere nelle lingue mesoamericane. Insomma un argomento molto specifico di linguistica. Inutile dire che anche se capissi la lingua, non capirei il contenuto. Trenta studiosi  che discutono anche animatamente sull'uso del "chi" (who) nelle differenti lingue. O signore dacci la nostra ossessione quotidiana. 
Ivano e' bravo, sa organizzare e tenete tutto e tutti insieme. Sa pure recitare la parte di quello sciolto e rilassato. E come ogni bravo attore, nel privato o prima della prima e' intrattabile, tuttavia una volta salito sul palco si trasforma e permette al pubblico di partecipare con l'intensità necessaria per capire di più e meglio. Uno del convegno mi ha chiesto se ero un amico di Ivano, gli ho risposto che ero il fratello e allora lui ha detto: "anyway you are brothers but also friends"... e io ho risposto ridendo "we are brothers, friends...I don't know!".

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